Vita da scrivere

La vita si vive o si scrive?
sabato, 23 febbraio 2008

VITA DA SCRIVERE TRASLOCA

Carissimi amici,

questo blog sta traslocando.

A partire da questo momento lo potete trovare su

Vita da scrivere - Il blog di Maria Di Lorenzo
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venerdì, 08 febbraio 2008

Garanzia della gioia

Non accostarti troppo
Alla dimora di una rosa
- Se una brezza la depreda
O una rugiada la inonda
Cadono con timore le sue mura -

E non voler legare la farfalla
O scalare le sbarre dell’estasi.
Garanzia della gioia
E’ il suo rischio perenne.

EMILY DICKINSON
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categorie: letteratura, il senso della vita, emily dickinson
lunedì, 14 gennaio 2008

Io canto per riempire l'attesa

Io canto per riempire l’attesa:
Annodarmi la cuffia,
Richiudere la porta di casa
E non altro ho da fare,

Finchè risuoni vicino il suo passo,
E insieme camminiamo verso il giorno,
L’uno all’altro narrando di come cantammo
Per scacciare la tenebra.

EMILY DICKINSON



I sing to use the Waiting
My Bonnet but to tie
And shut the Door unto my House
No more to do have I

Till His best step approaching
We journey to the Day
And tell each other how We sung
To Keep the Dark away.
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categorie: letteratura, scrittura, emily dickinson
sabato, 05 gennaio 2008

Buio che germoglia luce


Opera di Amedeo Brogli - All rights reserved
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categorie: il senso della vita
martedì, 01 gennaio 2008

La poesia non muore

Carissimi amici,
oggi comincia un nuovo anno e non c'è augurio più bello che io possa farvi che quello di trascorrere un anno pieno di poesia.
Come si fa a vivere senza? La vita non ha molto sapore, non vi pare?
Ho scoperto sul blog di Arnoldo Mosca Mondadori che un poeta dei colori è appena scomparso a Milano. Sono "perle" di poesia e di sentimento le parole di Arnoldo e io ve le scrivo in questa pagina:

Un grande artista di Milano, oggi se n’è andato in Cielo. Si chiamava Filippo Auti, e molti milanesi forse se lo ricordano. Per i suoi disegni che prendevano in giro gli uomini di potere, o che sapevano volare ricordando in qualche cosa quelli di Kandinskiy. Tra gli anni settanta e gli anni novanta lo si vedeva in Brera, camminare sempre con la valigia piena di lavori, che vendeva per poche lire ai passanti.
Siamo andati a trovarlo qualche giorno fa, nella casa di Corsico di Agostina e Ginetto, due persone meravigliose che negli ultimi anni l'hanno accolto e aiutato senza nulla in cambio.
C'era Gian Marco Elia e alcuni amici di Amani. Abbiamo chiesto a Filippo di venderci dei disegni per una serata a favore dei bambini di strada. Filippo era felice e così ha tirato fuori dall'armadio centinaia di disegni strardinari. "Prendete" gridava "prendete quello che volete!!! Ma sì, prendi anche quelli!". La gioia di vedere degli amici che erano andati a cercarlo l'aveva fatto ringiovanire improvvisamente. "Grazie, forse dopo questa visita riprenderò a disegnare" ci aveva detto sorridendo. Grazie Filippo, perchè come tutti poeti hai lasciato per terra, prima di andartene, una manciata di sogni e di colori.
Tuo
Arnoldo

Grazie, Arnoldo, per averci ricordato che la poesia non muore, non muore mai. Non avevo mai sentito parlato di Filippo Auti, mi sono commossa a leggere la sua storia attraverso le tue righe e mi ha fatto venire in mente un altro poeta, scomparso sei anni fa, a cui volevo molto bene: Elio Fiore. Mi ha insegnato tanto, e non ho dimenticato nessuna delle sue parole. Ho imparato che la poesia non può morire, è il dono di Dio, la felicità della vita.
Felice 2008!
Maria

POST SCRIPTUM
La poesia non è solo quella fatta di parole, poesia è anche una tavolozza di colori. L'importante è metterci il cuore, e come diceva Madre Teresa: "Le opere di amore sono sempre opere di gioia. Non abbiamo bisogno di cercare la felicità: se possediamo l'amore per gli altri, ci verrà data. E' il dono di Dio".
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categorie: elio fiore, arnoldo mosca mondadori
sabato, 22 dicembre 2007

E' Natale per tutti?

Maria era tutta vestita di nero,
stava per terra, ferma, composta,
tra le braccia stringeva Gesù.

Sull’affollato corso i passanti
andavano distratti, senza guardare,
senza dare una lira di elemosina.

Maria aveva gli occhi chiusi,
ma due lacrime scendevano
dal viso. Gesù mi sorrideva,

mentre s’accendevano le luci
sul mercato di lusso, sfavillante
di regali, di stelle e di angeli.

Gesù mi stringeva forte la mano
e in quel sorriso innocente,
sentivo tutto il dolore del mondo.

ELIO FIORE
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categorie: elio fiore
domenica, 09 dicembre 2007

Teresina fra noi


C'è una strana "pellegrina" che percorre in questi giorni le strade del nostro Paese. E' l'urna con le spoglie della santa di Lisieux che, da un po' di tempo a questa parte, dà appuntamento a tanti uomini e donne, di ogni età e condizione: si calcola che soltanto in un mese hanno potuto vederla, e venerarla, in cinquantamila.

Le reliquie della santa tornano a percorrere le strade italiane su una macchina attrezzata che reca sul retro una bella gigantografia del volto di Teresina, e che spicca in modo davvero singolare nel caos autostradale, tra Tir lenti carichi di merci ed auto di grande cilindrata che strombazzano e sfrecciano accanto veloci come missili.


Tutto cominciò all'indomani della seconda guerra mondiale, nel cinquantenario della morte della santa, quando l’urna con il corpo di colei che ormai veniva chiamata da tutti “S. Teresa di Francia” aveva percorso la nazione che le aveva dato i natali ricevendo dovunque delle accoglienze trionfali.

Questo incredibile pellegrinaggio continua ancora oggi, incessantemente. Incredibile se pensiamo per un attimo a quello che succede: migliaia a migliaia di persone, credenti e non, si muovono dalle loro case, e spesso fanno molti chilometri, per che cosa?

Per vedere una cassa di foggia antiquata, dentro una teca di cristallo, contenente le spoglie di una suora di clausura di appena 24 anni vissuta ben un secolo orsono.

Giovani e anziani, gente semplice e intellettuali, cristiani cattolici e fedeli di altre religioni. L'affetto e la devozione di questo grande fiume di gente che accompagna l'urna dorata di S. Teresa di Gesù Bambino in ogni angolo della terra, è qualcosa che ti lascia soprappensiero e che non finisce mai di stupirti.

Lei stessa però l'aveva profetizzato un giorno, con sconvolgente semplicità: “Io so che tutto il mondo mi amerà”.

Geniale, rivoluzionaria, semplicissima, Teresa di Lisieux esercita un'attrattiva speciale sui giovani di ogni tempo e di ogni età, su quelli che hanno vent'anni e su quelli che hanno quaranta, sessanta, settanta e più anni, perchè gli amici di Teresina in definitiva hanno sempre vent'anni nel cuore. Restano giovani per sempre.

In ogni luogo dove "lei" arriva, la gente accorre per rimanerle accanto, dieci minuti soltanto o due ore. A volte, anzi, per una notte intera, in una veglia silenziosa e concentrata, tutta immersa nella preghiera.

Non la lasciano mai sola. A gruppi di venti, trenta persone, si alternano fino all'alba nella recita del rosario. Prima di andare via, si avvicinano per salutarla: una carezza sulla piccola cassa dorata, un bacio appena sfiorato. Una gioia inesprimibile sul viso.

La vita religiosa, si dice, ha uno scarso appeal sui giovani di oggi, e ciò indubbiamente è vero per certe realtà di consacrazione attualmente "in ribasso" nel nostro mondo contemporaneo. Ma c'è un settore dove la vita dedicata non conosce crisi, tra la perplessità dei sociologi e dei massmediologi: i monasteri di clausura.

Perchè pullulano di così tanti volti giovani e di costanti e vivaci vocazioni?

Una domanda che fa riflettere, e che io un giorno ho posto a una ragazza che stava entrando in uno di questi monasteri: perchè tanti giovani come te scelgono di andare in convento?

"Perchè vogliamo l'assoluto", mi ha risposto, "come fanno del resto tutti i giovani del mondo, che lo cercano con ogni mezzo, anche nei paradisi artificiali della droga. Ma è solo Cristo il bene assoluto. E quando tu capisci una cosa come questa, non puoi scegliere nulla di diverso…".

Anche Thérèse, un giorno, lo aveva capito. E si era lanciata a capofitto fra le mura del Carmelo, intuendo quella libertà vera, autentica, che dimora dietro ogni grata, attraverso cui, nel silenzio e nella contemplazione, piano piano si spalanca il cielo...
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categorie: il senso della vita, teresina
domenica, 02 dicembre 2007

Il fiore della gratitudine

Per molti anni aveva girato il mondo alla ricerca di qualche risposta ai suoi affannosi 'perché?'. Aveva perso i genitori da piccolo e aveva dovuto arrangiarsi per vivere, subendo ogni sorta di privazioni. La vita, tra imprevisti, delusioni e accidenti di ogni tipo, non gli aveva mai sorriso veramente.

Adesso, arrabbiato e stanco, stava per abbandonarsi definitivamente allo sconforto, ma, prima di mollare la presa, decise di fare un ultimo viaggio per il mondo. Preparata alla buona una sacca con cibo e vestiti, s'incamminò alla ricerca delle sue risposte.

Dopo qualche tempo, in una notte molto fredda, arrivò in un piccolo villaggio, poche tende di pastori, qualche fuoco e molte stelle. Entrò in una di queste tende e vicino al fuoco vide addormentata una vecchia.

Stava per svegliarla e domandarle ospitalità, quando una mano gli sfiorò la spalla. Voltandosi all’improvviso, si trovò davanti un giovane: era un guerriero che a voce bassa, ma con tono imperioso, gli disse: “Per la notte copriti con questa!”, e gli porse una coperta morbidissima, di lana pettinata, ricamata con colori accesi. Nemmeno il tempo di ringraziare, ed era già sparito.

La luce debole dell'alba lo svegliò che era ancora sotto le coperte, e presto si sentì invadere come una piena dal peso dei suoi perché e dei suoi dubbi antichi. La vecchia rientrava proprio allora nella tenda con una brocca fumante di latte di capra e qualche focaccia. Gli disse: “Figlio mio, smettila di tormentarti per nulla”.

“La mia sofferenza e le mie disgrazie sono un nulla?' rispose lui alquanto perplesso e rattristato. “Figliolo - riprese la donna – ti dico di smetterla di tormentarti. Quello che ti ha tenuto in caldo durante la notte infatti è proprio la risposta che tu cerchi”.

Lui non capiva. Che cos'era questa cosa che lo aveva tenuto caldo per tutta la notte ed era pure la risposta ai suoi perché? Sfiorando il bordo della coperta, la morbida carezza della lana si trasformò in una certezza: “La coperta. La coperta mi ha tenuto caldo questa notte! Ma... che senso ha tutto questo?”, si chiese.

La vecchia, allora, appoggiata la brocca e le focacce per terra, si chinò fino a sedersi accanto al suo giaciglio. “Vedi, figliolo - disse mostrandogli un lato della coperta – che cosa vedi?”. “Dei colori bellissimi – rispose lui - , e dei disegni ancor più belli ricamati con una perfezione mai vista”. “

Adesso guarda dall'altro lato: che cosa vedi?”. “Oh – fece lui - vedo il tipico aggrovigliarsi dei fili del ricamo, colori sovrapposti, confusione, nodi curati sì ma sempre nodi, e tagli di filo e colori, intrecci imprevisti, senza senso, disegni incomprensibili e brutti, molto brutti da vedere”.

“Ecco, figlio mio, la vita: la tua esistenza è precisamente così. Tu sei adesso sotto il ricamo della vita, e puoi vedere questa bella coperta solo da sotto: è questa la condizione umana. Ma per te, su di te e dentro di te, in ogni istante, si ricamano disegni e sfumature straordinarie. Stanno dall'altro lato, ed è meglio così, perché tu non potresti sostenerne la vista e al tempo stesso rimanere vivo”.

Questo spiega anche perché il fiore della gratitudine ha un profumo che pochi nella vita conoscono, e non lo sanno riconoscere tra mille fragranze effimere del mondo.
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categorie: il senso della vita
lunedì, 15 ottobre 2007

L'impronta di un destino

La vita si vive o si scrive?

Se lo chiedeva un giorno Luigi Pirandello, per ammettere subito dopo: “Io non l’ho mai vissuta se non scrivendola…”.

Me lo sono chiesto anch’io, molte volte, in questi anni, e non ho mai saputo, io non so rispondere altro che un giorno nascendo ho ricevuto un dono, in certi momenti così invitante come la stella più chiara nel cielo, in altri invece pesante come il fardello della notte più nera, ma è l’impronta di un destino, il mio, per cui scrivo come i bambini ripetono la loro canzoncina di sera, a bassa voce e coi pugni stretti, per scongiurare il buio che si avvicina.

Allora io prendo fra le mani la mia penna o il mouse e scrivo quello che non saprei dire a nessuno…
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categorie: il senso della vita, scrittura
venerdì, 05 ottobre 2007

Una morte annunciata: o forse no?

Da qualche tempo si leva un grido di allarme sul futuro della carta stampata. Riuscirà a sopravvivere di fronte all’invadenza di altri potenti media affacciatisi sulla scena mondiale (vedi internet) con l’aureola della novità e della comunicazione interattiva a costo (quasi) zero?

Qualche editore, ed anche non pochi giornalisti sono convinti che internet sia un fenomeno passeggero e che la carta stampata, quantunque in crisi, di vendite e di immagine, abbia ancora molti anni di vita davanti a sé. Ottimismo o miopia?

E’ innegabile da una parte che i giornali stanno perdendo di anno in anno una consistente fetta di lettori e che l’emorragia è costante e, probabilmente, irreversibile. Anche “grazie” al livellamento verso il basso di alcune testate, infarcite di gossip e notizie gridate, che secondo loro dovrebbero attirare di più i lettori e che invece li fanno scappare ancor più velocemente. Un po’ come succede a certi venditori ambulanti che ti gridano dietro per strada perché tu ti fermi a comprare la loro mercanzia, e più essi gridano e più tu allunghi il passo annoiato.

Poi c’è l’altra faccia della medaglia: la carta stampata cala, ma la richiesta di informazione aumenta, addirittura vertiginosamente. Grazie alla free press e soprattutto a internet. Con quest’ultimo, poi, si offre ai lettori-naviganti qualcosa che nessun giornale di carta potrà mai dare, vale a dire la partecipazione attiva, quello che in altri termini gli esperti chiamano feedback e processo interattivo. I lettori partecipano alla costruzione del giornale, diventano protagonisti attivi, non sono cittadini di serie B, utenti passivi ai piedi di una struttura informativa piramidale di tipo verticistico. Sono la base e al tempo stesso anche la punta più alta della piramide comunicativa. Ricevono e trasmettono. E questo è possibile farlo in ogni angolo del mondo.

La rivista "In Purissimo Azzurro", per esempio, che è sul web da alcuni mesi (www.inpurissimoazzurro.org), ha lettori in Spagna come a San Pietroburgo, fino a raggiungere gli Stati Uniti d’America. Questo non sarebbe neppure ipotizzabile se dovesse uscire solo in edicola come tutti gli altri giornali.

E tuttavia, in qualche lettore serpeggia ancora una certa sottile nostalgia per il prodotto di carta, da maneggiare sull’autobus o sprofondati in poltrona; di qui l’immancabile domanda: “Quand’è che farete uscire anche la versione cartacea?”. Segno evidente che c’è ancora spazio, e ci sarà sempre, noi crediamo, per quell’antico manufatto che risponde al nome di carta stampata. Sta agli editori dei giornali – oggi in crisi di vendite e di credibilità - intercettare questa esile, ma tenacissima, “nostalgia” e soddisfarla adeguatamente.
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categorie: scrittura, in purissimo azzurro
venerdì, 28 settembre 2007

THE WAVE OF YOUR SMILE


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categorie: il senso della vita
mercoledì, 26 settembre 2007

Ma gli editori sanno cos'è la letteratura?

Ha cambiato i titoli, i nomi dei personaggi, ma per il resto ha lasciato tutto al suo posto. Tre capitoli, proprio quelli iniziali di tre classici della grande Jane Austen: “Orgoglio e pregiudizio”, “L'abbazia di Northanger” e “Persuasione”. Li ha messi in una busta, firmandosi semplicemente “A Lady”, e poi - dopo aver spedito lo stesso plico a diciotto editori - ha aspettato di vedere, come cantava quel tale, “l’effetto che fa”.

Il risultato? Manco a dirlo. Il manoscritto del presunto aspirante scrittore è tornato al mittente: bocciato. Niente pubblicazione, niente carriera letteraria.

È successo in Gran Bretagna, ma poteva capitare anche qui da noi, in Italia. Dove gli editori rilasciano interviste in cui si dicono sempre contenti e speranzosi di trovare “il grande autore”, “la grande promessa della letteratura italiana” e intanto buttano nel secchio i manoscritti che arrivano alle loro case editrici. Certo troppi, non diciamo di no, sono i manoscritti che arrivano ogni giorno “alla spett.le casa editrice”, ma in qualcuno di essi forse si potrebbe nascondere il nuovo Luigi Pirandello o la nuova Oriana Fallaci del 2000. Ma come fanno loro ad accorgersene se tutto ciò che arriva finisce nel tritacarne di impiegati annoiati che smistano la corrispondenza?

In Inghilterra lo scrittore David Lassman, appassionato lettore dell'autrice di “Orgoglio e pregiudizio”, ci ha provato così: ha inviato a 18 editori del suo Paese un manoscritto con tre capitoli della Austen e se l’è visto ritornare indietro per ben 17 volte. Solo un editore ha scoperto il suo plagio, invitandolo a non copiare così smaccatamente i capolavori della grande Jane.

Viene da chiedersi: ma gli editori sanno cos’è la letteratura? Perché delle due l’una: o sono del tutto indifferenti al genio artistico e non sanno riconoscerlo quando lo incontrano (suvvia, come si fa a ignorare la bellezza di una pagina di Giuseppe Ungaretti, anche se ci viene presentata in forma anonima?), oppure, cosa ancor più grave, nelle case editrici ci sono degli “esperti” che non hanno mai studiato la letteratura e sono lì a far quel mestiere “per caso”.

Ma se poi, alla fin fine, le ipotesi non fossero due, ma una soltanto? Cioè la stessa realtà a due dimensioni, come due facce di una identica medaglia, in cui a rimetterci per primo è il giovane aspirante autore del terzo millennio, chino sul proprio portatile a scrivere i suoi sogni di parole che non vedranno mai la luce di uno scaffale di libreria. Ma chi ci perde, alla fine, amici miei, siamo tutti noi, perché il deserto avanza. Inesorabilmente.
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categorie: letteratura, scrittura, in purissimo azzurro
venerdì, 21 settembre 2007

Quel 21 settembre 1990...

Livatino5 Il 21 settembre del 1990 era un venerdi' e faceva ancora caldo, non si sarebbe detto che proprio quel giorno incominciava ufficialmente l'autunno. Ero a Urbino quel giorno e quando accesi la tv per guardare il telegiornale seppi la notizia: un giovane magistrato siciliano era stato barbaramente trucidato la mattina di quel mite primo giorno autunnale mentre si recava al lavoro presso il Tribunale di Agrigento. Si chiamava Rosario Livatino e non aveva ancora compiuto 38 anni, per questo qualcuno lo chiamo' il "giudice ragazzino".

Mi appassionai subito alla sua storia, alla sua figura di servitore dello stato. Era un ragazzo dei nostri tempi, assolutamente normale. Ma cresciuto in una terra, la Sicilia, dove appena uno nasce lo deve decidere subito da che parte vuole stare: picciotto oppure sbirro, con la giustizia o contro di essa. Io allora ero una giovane studentessa di lettere con le idee non ancora chiare su quello che avrei fatto "da grande", pero' quel giorno una cosa mi fu improvvisamente chiara: non avrei abbandonato Rosario Livatino, non avrei lasciato che la sua memoria, la sua splendida figura cadessero nell'oblio, risucchiate nell'imbuto del tempo.

Sette anni dopo cominciavo a scrivere un libro, che ha visto la luce nel 2000, dopo tre anni di intenso lavoro e sette anni di preparazione, di "ruminazioni" interiori. Dal 2000 non ho mai cessato di ricevere lettere su di lui e tanti continuano ad accostarsi a questa figura che mi e' tanto cara attraverso le pagine che un giorno io ho scritto, con mia continua meraviglia.

Un viso dai lineamenti dolci, il sorriso appena accennato, i capelli neri pettinati con la riga di lato. Rosario era cosi'. Gli occhi scuri e profondi, lo sguardo fermo, penetrante. Un martire della giustizia, lo defini' Giovanni Paolo II nella sua storica visita pastorale nella Valle dei Templi. Fare il giudice era la sua vocazione. Rosario Livatino lo aveva compreso. Che essere un dono per gli altri e' la vocazione profonda di ogni essere umano. E che il chicco di grano solo morendo puo' partorire la sua spiga.

Rosario Livatino, martire della giustizia
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categorie: rosario livatino
venerdì, 14 settembre 2007

IN PURISSIMO AZZURRO

E' on line il numero di settembre della rivista telematica In Purissimo Azzurro (www.inpurissimoazzurro.org) con molte splendide novita'. Dal cinema di Ingmar Bergman e Michelangelo Antonioni alle mostre d'arte da visitare in Italia, da un ricordo di Andrea Parodi dei Tazenda un anno dopo la sua morte ai concorsi di letteratura e drammaturgia in scadenza, e poi: Alda Merini e la sua poesia, il genio di Arthur Rimbaud, un ricordo di Tomasi di Lampedusa, e molto altro.

La rivista e' fortemente impegnata nel dialogo fra le diverse arti oggi presenti nel mondo - in primo luogo la letteratura, ma anche il cinema, il teatro, la musica, le arti figurative - rappresentate attraverso il filtro della loro comune tensione verso l'assoluto, ricercato nei mille chiaroscuri dell'esperienza umana.

In Purissimo Azzurro vuole essere una voce libera e indipendente nel panorama culturale italiano, con la volonta' di dare spazio e fiato a tutte quelle realta' culturali piu' interessanti nel mondo contemporaneo che spesso faticano a trovare una visibilita' nel grande "circo massmediatico" di oggi, insipido e piuttosto sclerotizzato.
Noi crediamo che sia possibile fare spazio all'inconoscibile e rifiutiamo l'idea dell'arte mercificata e del nonsenso nichilistico proposto, e quasi imposto, direi, dai "lupi mercanti" che infestano la cultura al giorno d'oggi e che hanno appiattito la letteratura e le arti sorelle in un modo cosi' avvilente.

In Purissimo Azzurro cerca nuovi collaboratori ed io invito quanti fra voi siete appassionati di "letterature & dintorni" a farvi avanti, inviando alla redazione i vostri contributi.

Informazioni sul sito: www.inpurissimoazzurro.org
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categorie: scrittura, in purissimo azzurro
giovedì, 09 agosto 2007

Oggi è un mese

Che cosa c'è nel cuore dell'uomo?

Che cosa c'è dentro di noi quando gli altri rimangono fuori, fuori della porta dei sorrisi e dei saluti cordiali, un po' stereotipati, della faccia allegra che ci dipingiamo ogni giorno per andare nel mondo, incontro all'ignoto.

E' un mistero. Il cuore dell'uomo è un abisso. Come si può spiegare altrimenti ciò che accade?

Oggi è un mese, e solo oggi mi sento di poterne parlare. Oggi è un mese dalla morte di Corso Bovio , mi riesce difficile dire "suicidio", perchè una parte di me non ci vuole credere, non ci crede assolutamente...

Io ho conosciuto Corso Bovio all'inizio degli anni Novanta, a Urbino, dove appena laureata frequentavo la scuola di giornalismo. Lui era il mio insegnante.

Sono passati ormai molti anni, ma io ricordo perfettamente, lo ricordo come se fosse ieri, tutte le sue parole, e i suoi sorrisi, e gli sguardi che erano così intelligenti. Sì, era il mio insegnante preferito, perchè sapeva come entrare - in punta di piedi - nel cuore degli altri.

Aveva un grande senso dell'umorismo, ci faceva anche divertire a lezione, non si prendeva sul serio, pur essendo una persona serissima.
Era un vulcano di idee, di parole.
Era una persona di grande valore.
Era.

Adesso bisogna usare questo verbo imperfetto: era. Ma basta un colpo di pistola per spazzare via tutto?

Basta archiviare tutto come un suicidio, forse per un raptus, forse per chissà, e andare avanti nel caldo dell'estate, a parlar di tempo e di stagioni, di lavoro e di canzoni, senza fermarsi a pensare un poco?

Pensare alla vita, per esempio, a che cos'è la vita, al senso che le si è dato fino ad oggi e che le si vorrà dare, da domani. Pensare alla fragilità della condizione umana, alla precarietà di tutto, e c'è una roccia a cui aggrapparsi? C'è qualcosa di solido che non muta, che resta lì, su cui mettere le nostre impronte fragili e trarne sicurezza?

Abbiamo la consistenza delle foglie, dice Roberto Vecchioni in una sua canzone, eppure coltiviamo dentro di noi l'orgoglio smisurato di essere uomini. Fino al muro che si para davanti e non puoi scantonare più, fare finta che non c'è, che forse non c'è mai stato.

Ma c'è stato sempre, e tu lo sai. Te ne accorgi solo ora, però, all'ultimo secondo. Allora capisci che sei soltanto un uomo. E che dentro di te brucia una ferita antica. Allora comprendi il senso di quei versi di Montale che dicono: "Tutte le cose portano scritto: più in là...".
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categorie: corso bovio
giovedì, 02 agosto 2007

Laudato


Francesco giullare di Dio
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categorie: il senso della vita
sabato, 21 luglio 2007

MONACI TRA LA FOLLA

E' possibile vivere oggi come monaci "dentro" il mondo?

E' una domanda provocatoria e all'apparenza anche un po' assurda, da molti percepita come un controsenso. Ebbene, la risposta è sì, è possibile.

Guardare il mondo circostante con occhi contemplativi significa guardarlo con gli occhi stessi di Dio, attraverso i veli ingannevoli del mondo, le sue vuote apparenze.

«Nelle strade, schiacciati tra la folla, noi stabiliamo le nostre anime come altrettante cavità di silenzio dove la Parola di Dio può fermarsi e risuonare…», scriveva la grande mistica Madeleine Delbrêl.

Ed è un po’ quello che si sforzano di fare queste monache "invisibili" che vivono nel mondo pur senza appartenergli. Le monache della Fraternita' di Emmaus sono delle donne che hanno deciso di vivere l’essenza della vita monastica nella vita di tutti i giorni, mescolate tra gli altri, insieme con la gente.

Sono una fraternita' che cammina tenendosi idealmente per mano e accompagnando Gesu', come fecero un giorno i due discepoli di Emmaus. Sono le monache senza monastero. Vivono dentro la folla portando Dio nel loro cuore.

Leggete la loro storia davvero singolare su: www.sanpaolo.org/madre/0707md/0707md24.htm.

E poi...fatemi sapere cosa ne pensate.
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categorie: il senso della vita
giovedì, 12 luglio 2007

Benvenuti!

Cari amici,
nasce un nuovo blog, il mio.
Ancora uno? - direte voi. Ce n'è proprio bisogno?
Sì, cari amici del web, forse ce n'è bisogno e vi spiego il perchè.
Provate a guardarvi intorno e vedete se c'è un luogo - fisico o virtuale - dove potete scrivere i vostri pensieri e i sogni senza dovervi per forza rimirare ogni volta l'ombelico.
Se c'è spazio per parlare di temi forti, tosti, come la vita, la guerra, la morte, Dio o l'amore, senza la melassa dei mass-media, senza sovrastrutture mentali e soprattutto senza preclusioni, per davvero.
Questo luogo è qui, sul mio blog Vita Da Scrivere.
Aspetto allora i vostri post e vi saluto con amicizia, anche se ancora non vi conosco, ma l'amicizia, io lo so, verrà molto presto.
CIAO!
postato da vitadascrivere alle ore 15:54 | link | commenti (5)
categorie: scrittura